Una poltrona vale meno di un principio. Il ministro degli Esteri olandese Caspar Veldkamp si è dimesso dopo che il suo governo, già in versione “caretaker” - dimissionario, resta in carica solo per gestire l’ordinaria amministrazione fino alle nuove elezioni e alla formazione di un nuovo esecutivo - ha di nuovo respinto l’ipotesi di sanzioni contro Israele. «Ho incontrato resistenze nel Consiglio dei ministri per misure aggiuntive», ha detto Veldkamp, 61 anni, ex ambasciatore in Israele, spiegando di non essere «in grado di adottare provvedimenti significativi» in risposta alla guerra a Gaza e ai nuovi piani di colonizzazione in Cisgiordania. Con lui hanno lasciato l’esecutivo anche gli altri ministri del New Social Contract (NSC), acuendo la fragilità del governo ad interim guidato da Dick Schoof, in attesa delle elezioni anticipate del 29 ottobre.
La scintilla
La rottura arriva all’indomani di una dichiarazione congiunta sottoscritta dai ministri degli Esteri di oltre 20 Paesi occidentali (tra cui Regno Unito, Francia, Italia, Canada, Giappone e, appunto, Paesi Bassi) che condanna «nei termini più forti» l’approvazione israeliana del progetto E1: 3.400 nuove abitazioni tra Ma’ale Adumim e Gerusalemme Est, un corridoio edilizio che per i critici “spezzerebbe in due” la Cisgiordania compromettendo la contiguità territoriale di uno Stato palestinese. L’Aia è stata tra i firmatari.











