Mario Draghi, ex presidente della Bce ed ex presidente del Consiglio, ospite al Meeting di Rimini, rivela di avere «un europeismo molto coi piedi per terra». Lo dice poco dopo aver fatto a fette l’Unione europea e la presidente della sua Commissione, Ursula von del Leyen e aver ricordato di come «nella mia tesi di laurea scrissi che la moneta unica era una gran sciocchezza», suscitando l’ilarità della platea. Concetti che non rappresentanto una novità assoluta: l’inaugurazione del filone euro-scettico di Draghi risale a poco dopo la presentazione del suo rapporto sullo stato dell’Unione, che dopo grandi cerimonie e dibattiti, venne riposto in qualche cassetto a Bruxelles, dove ancora oggi giace dimenticato. Circostanza insopportabile per l’uomo del «Whatever it takes» che salvò la moneta unica sotto attacco dei mercati.
Nel suo intervento, davanti a una platea che non lesina applausi, Draghi parte subito forte: «Per anni l’Unione europea ha creduto che la dimensione economica, con 450 milioni di consumatori, portasse con sé potere geopolitico e nelle relazioni commerciali e internazionali. Quest’anno- sentenzia l’ex premier- sarà ricordato come l’anno in cui questa illusione è evaporata». Per spiegare questa sua affermazione, Draghi non esita a mettere nel mirino le azioni- o meglio le inazioni - di Ursula von del Leyen: «Abbiamo dovuto rassegnarci ai dazi importi dal nostro più grande partner commerciale e alleato di antica data, gli Stati Uniti. Siamo stati spinti dallo stesso alleato ad aumentare la spesa militare - incalza Draghi -, una decisione che forse avremmo comunque dovuto prendere, ma in forme e modi che probabilmente non riflettono l’interesse dell’Europa».











