«Non riesco a capire perché tu non voglia accettare che i tuoi genitori sono stati dei rivoluzionari. E che non erano matti, ma che erano gente che aveva pensato fosse possibile trasformare l’Italia». «Sono stata incolpata delle tue cose tutta una vita e nessuno mi ha spiegato come uscirne da questa cosa». Di qua c’è un uomo anziano, le cannule attaccate a un respiratore non flettono in nessun modo la forza delle sue idee. Di là c’è una donna adulta che a tratti deve far uscire la voce dell’adolescente che non è più stata da quando, quel 7 aprile di quasi cinquant’anni fa, suo padre fu arrestato con l’accusa di essere il capo occulto del terrorismo italiano. Lui è Toni Negri, padovano, all’epoca dell’arresto professore di Scienze Politiche all’Università di Padova, tra i fondatori di Potere Operaio e, in seguito, di Autonomia Operaia. una lunga latitanza in Francia dopo la carcerazione preventiva, lucido e coerente militante della sinistra extra-parlamentare, morto a Parigi a dicembre del 2023. Lei è Anna Negri, la figlia, 60 anni, regista di cinema e tv. E di questo film, Toni, mio padre, dedicato al padre ma soprattutto al suo rapporto con questa figura così lontana e così vicina. Prodotto, tra gli altri, dal veneziano Sandro Parenzo, che di Negri è stato amico per tutta la vita, il film sarà in anteprima il 2 settembre alle 21 in Sala Laguna al Lido, nelle «Notti Veneziane» delle Giornate degli Autori per poi uscire al cinema il prossimo gennaio distribuito da Wanted. Nell’impasto di storia e memoria familiare, nodi irrisolti e carcere, rimpianti e rabbia, trovano spazio filmini super8 girati da Anna in gioventù - filmati di famiglia inediti - il matrimonio civile con la veneziana Paola Meo celebrato a Padova e non a Venezia - «non puoi immaginare che scandalo il matrimonio civile all’epoca, siamo stati costretti ad andare a Padova» - le foto di Negri giovane con, immancabile, uno dei primi ricordi: l’arrampicata al Passo Santner nel Catinaccio a 17 anni. E tanta Venezia: «Dove siamo nati noi e dove Toni tornava sempre col cuore».