È abbastanza singolare — anche in un’Europa così asimmetrica — che un primo ministro multimilionario come il laburista Jonas Gahr Støre (figlio di un broker navale, nipote di un industriale produttore di esplosivi, erede di una potente azienda di famiglia) giochi le sue possibilità di tornare alla guida del governo di Oslo in una campagna elettorale (si vota l’8 settembre) nella quale si parla molto, o forse troppo, della tassa patrimoniale che ha spinto molti paperoni norvegesi a trasferirsi nella più accomodante Svizzera. «Il pensiero che le elezioni in un Paese siano decise dal destino di cinquecento persone ricche può sembrare assurdo. Ma questo è quanto potrebbe accadere in Norvegia, una delle nazioni più ricche dell’Europa», scrive sul Financial Times Richard Milne.
Il premier Støre e la patrimoniale che divide la Norvegia
È abbastanza singolare — anche in un’Europa così asimmetrica — che un primo ministro multimilionario come il laburista Jonas Gahr Støre (figlio di un broker navale, nipote di un industriale produttore di esplosivi, erede di una potente azienda di famiglia) giochi le sue possibilità di tornare alla guida del governo di Oslo in una campagna elettorale (si vota l’8 settembre) nella quale si parla molto, o forse troppo, della tassa patrimoniale che ha spinto molti paperoni norvegesi a trasferirsi nella più accomodante Svizzera. «Il pensiero che le elezioni in un Paese siano decise dal destino di cinquecento persone ricche può sembrare assurdo. Ma questo è quanto potrebbe accadere in Norvegia, una delle nazioni più ricche dell’Europa», scrive sul Financial Times Richard Milne.







