Libertà vigilata vietata a Erik Menendez. L’uomo resterà in carcere, dove si trova da oltre 30 anni insieme al fratello Lyle per l’omicidio dei loro genitori nel 1989. Lo ha stabilito il tribunale di sorveglianza della California. Il cinquantaquattrenne potrà richiedere una revisione soltanto fra tre anni. Il fratello resta in attesa di decisione, che verrà discussa venerdì 22 agosto. Anche lui è detenuto nel carcere di San Diego.

“Credo nella redenzione, altrimenti non farei questo lavoro. Ma in base agli standard legali, riteniamo che l’imputato continui a rappresentare un rischio per la sicurezza pubblica“, ha dichiarato il commissario Robert Barton che ha giudicato Menendez non ancora pronto per il rilascio. È questo il verdetto arrivato dopo un’udienza durata dieci ore. Il cinquantaquattrenne è stato interrogato sui motivi che lo hanno portato a commettere i brutali omicidi nel 1989 e a violare le regole del carcere.

Considerato un detenuto modello e con testimonianze anche di celebrità, Erik Menendez ha raccontato come sia migliorato negli ultimi anni e perché abbia commesso quelle brutalità: “Non sono stato cresciuto con una base morale. Sono stato cresciuto per mentire, imbrogliare, rubare. Quando giocavo a tennis, mio padre si assicurava che imbrogliassi se lui me lo diceva. L’idea che esista un giusto e uno sbagliato che non devo oltrepassare perché è un confine morale, non mi è stata instillata da adolescente”.