Tra i dodici film che Totò girò nel 1949-1950, da Napoli milionaria a 47 morto che parla (che scarabocchiava L’avaro di Molière), c’è anche L’imperatore di Capri che incassò al botteghino 400 milioni, più di Riso amaro. Diretto da Luigi Comencini, al suo secondo film dopo Proibito rubare (sugli scugnizzi), fu una vacanza nel filone più popolare in cui Totò rifaceva gli sketch delle riviste che con la Magnani recitava a teatro. Erano farse facili da criticare, come dimostrano Aristarco o Flaiano.
«L’imperatore di Capri», Totò da rivista nell'isola snob
Diretto da Luigi Comencini nel 1949, il film è una commedia degli equivoci che alterna gag già vecchie ai tempi a trovate surreali e geniali







