È un arresto ancora avvolto nel mistero quello avvenuto ieri a Misano Adriatico, in provincia di Rimini, per ordine della procura federale tedesca ai danni di un cittadino ucraino di nome Serhii K. sospettato di aver fatto parte del commando che quasi tre anni fa ha fatto esplodere i gasdotti Nord Stream nel mare del nord. L’uomo, che si trovava in vacanza con la famiglia, non era noto alle forze dell’ordine italiane che si sono limitate a eseguire il mandato d’arresto in attesa della sua prossima estradizione. Secondo il Wall Street Journal si tratterebbe di un capitano in pensione delle Forze armate ucraine e avrebbe prestato servizio nei Servizi di sicurezza dell’Ucraina (Sbu).

Il sabotaggio si inquadra ovviamente nella guerra tra Russia e Ucraina e ha tuttora molti elementi oscuri, a cominciare dai reali mandanti dell’operazione. Inizialmente era stata accusata la Russia anche se apparve subito evidente di come essa stessa fosse potenzialmente una delle parti danneggiate. Si parlò di navi russe segnalate i giorni precedenti nei paraggi, perfino di passaggi di sottomarini. L’Alto Rappresentante per la politica estera dell’Unione europea dell’epoca Josep Borrell parlò esplicitamente di «atto deliberato», in Germania si fece riferimento alla guerra ibrida di Mosca, mentre la Von der Leyen promise lapidaria «una risposta più forte possibile».