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Mercoledì il tribunale amministrativo superiore dello stato della Turingia, in Germania, ha stabilito che il memoriale del campo di concentramento nazista di Buchenwald può rifiutare l’ingresso ai visitatori che indossano la kefiah, copricapo simbolo della lotta palestinese, spesso anche indossato come sciarpa. La decisione non è appellabile ed è stata presa in risposta a un ricorso presentato da una donna che voleva indossare la kefiah durante le celebrazioni per l’80esimo anniversario della liberazione del campo, che si sono svolte lo scorso aprile.
Il divieto imposto dalla fondazione che gestisce il memoriale non è totale, e la sentenza ha legittimato questa interpretazione. La posizione del memoriale è che la kefiah può continuare a essere indossata da persone che la usano per motivi etnici e tradizionali, mentre dev’essere vietata a chi la utilizza per criticare le politiche del governo israeliano nei confronti dei palestinesi, paragonandole – secondo un’interpretazione molto ampia – a quelle dei nazisti contro gli ebrei. Stabilire un confine in certi casi, ovviamente, non è semplicissimo.
Quello di Buchenwald è uno dei campi di concentramento più noti della Germania nazista. Fra il 1937 e il 1945 l’esercito nazista vi imprigionò più di 270mila persone, fra cui moltissime ebree: a Buchenwald e nei suoi campi satelliti ne furono uccise circa 56mila e molte furono costrette a lavorare per l’industria bellica tedesca.







