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Ultimo aggiornamento: 8:01
Nessuno, nell’ultima settimana, ha dovuto ingoiare più rospi di Volodymyr Zelensky per indirizzare la guerra tra Russia e Ucraina verso un tavolo negoziale. Nel corso dell’ultimo vertice alla Casa Bianca, ha visto il presidente americano demolire diversi punti fermi di Kiev riguardanti il conflitto: dalla necessità di un cessate il fuoco al rifiuto di concessioni territoriali, fino al riconoscimento di Vladimir Putin come interlocutore legittimo. Tutto nel tentativo di raggiungere quello che, ad oggi, è l’obiettivo più importante per il suo Paese: ottenere garanzie di sicurezza che impediscano al presidente russo di attaccare nuovamente il suo Paese. Alcune sono condizioni insindacabili, almeno per Kiev, altre speranze, altre ancora fantasie utopiche. Sono diverse le formule di garanzia proposte dai vari attori ed è su queste che le diplomazie e i vertici militari ucraini, russi, americani ed europei stanno discutendo in queste ore.
Ucraina nella Nato… o nell’Ue
Il presidente ucraino, fin dall’inizio, aveva una speranza: l’entrata del suo Paese nel Patto Atlantico o almeno nell’Unione europea per garantirsi uno scudo difensivo. Tra le due opzioni, però, le differenze non sono poche. L’Alleanza ha sempre sottolineato che un’adesione sarebbe stata possibile solo ed esclusivamente in un periodo di pace, così da evitare un coinvolgimento immediato dei Paesi Nato in un conflitto con la Russia. Questa opzione, però, si scontra con l’opposizione ferma e irrevocabile di Mosca: se l’espansione a Est del Patto Atlantico è considerata da Putin una, se non la principale, motivazione del suo intervento militare in Ucraina, è molto difficile pensare che possa accettare l’adesione di Kiev che ufficializzerebbe un’ancora maggiore presenza della Nato lungo i suoi confini. A questo va aggiunto che le porte dell’Alleanza potrebbero aprirsi per Kiev solo se tutti i 32 Paesi che ne fanno parte daranno il proprio assenso. Ma non mancano i contrari, uno su tutti gli Stati Uniti.










