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Il presidente cinese Xi Jinping ha fatto una rara visita ufficiale a Lhasa, la capitale del Tibet: è la seconda da quando è presidente (la prima era stata nel 2021) e arriva in un momento delicato per la regione, dove da decenni la Cina cerca di reprimere le tendenze autonomiste della popolazione e di prendere il controllo della leadership religiosa tibetana. Tra le altre cose, durante la sua visita Xi ha detto che è necessario «adattare il buddismo tibetano alla società socialista», e rafforzare il controllo cinese sulla religione tibetana.

Formalmente, la ragione della visita è il 60esimo anniversario dall’istituzione del Tibet come regione autonoma cinese, una denominazione amministrativa che la Cina usa per le sue province più periferiche e dove vivono minoranze etniche. Tutto durante la visita è stato ben coreografato e organizzato, e Xi è stato accolto a Lhasa da oltre 20 mila persone mobilitate dalle autorità locali.

Uno dei principali scopi della visita aveva a che fare con l’autonomia religiosa del Tibet. Meno di due mesi fa il Dalai Lama, la massima autorità religiosa tibetana e il leader di riferimento del popolo tibetano, ha annunciato che alla sua morte sarà nominato un successore: non era scontato, perché da anni lui stesso aveva messo in discussione la possibilità, a causa delle ingerenze della Cina.