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Matilde Bicciato

Il mortale sull'Ostiglia, nel Padovano. La mamma della vittima, Martin Pattaro: «Purtroppo poteva succedere a chiunque»

«Siamo tutti sotto choc. Quella strada la percorreva spesso e forse proprio perché era sicuro di conoscerla, ha abbassato la guardia. L'investitore? Abbiamo voluto parlarci: non ce l'abbiamo con lui, sono cose che possono succedere a chiunque». È con la voce spezzata che Fabrizia, la mamma di Martin Pattaro, il quindicenne morto martedì pomeriggio a Loreggia nel Padovano dopo essere stato investito da un’auto mentre era in bicicletta, cerca di dare una spiegazione alla tragedia. È successo alle cinque del pomeriggio. Il giovane, figlio unico e residente a Trebaseleghe, era arrivato al termine della pista ciclabile Ostiglia, alle strisce pedonali. Forse senza esitare, si era immesso sulla strada dopo una rapida occhiata a destra e a sinistra. Una precauzione che però non era bastata. In quel momento infatti stava arrivando — appena uscita dalla tangenziale — una Ford guidata da un trentunenne di Piombino Dese: l’automobilista si è accorto forse troppo tardi della presenza del ragazzo, provando inutilmente a frenare per evitarlo. L’impatto è stato inevitabile e fortissimo. L’auto lo ha colpito in pieno, mandando in frantumi il parabrezza. La bicicletta è stata scaraventata nel fossato a qualche metro di distanza, mentre il corpo di Martin, sbalzato dalla violenza dell’urto, è finito lungo la strada. Le ferite erano troppo gravi e all’arrivo dei medici del Suem il quindicenne era già morto. Della vicenda se ne stanno occupando gli agenti della polizia locale che, dopo i rilievi e i test, hanno stabilito che al momento dello scontro il guidatore della Ford non solo era lucido, ma non stava nemmeno viaggiando a velocità eccessiva: si sarebbe trattato di una tragica fatalità. Secondo gli inquirenti sarebbe bastato un secondo per salvare la vita a Martin: se la sua bici fosse sbucata anche solo un attimo prima dalla pista ciclabile, l’auto lo avrebbe colpito solo di striscio.