L’Italia ha attraversato la tempesta degli ultimi tre anni (uscita dalla crisi pandemica, ingresso in una guerra nel cuore dell’Europa, crisi energetica e delle materie prime con picco dell’inflazione, cambio radicale di scenario politico in America, collasso del sistema del commercio mondiale) con un’ottima prova di resistenza e reazione. Il bilancio dello Stato è gestito con prudenza, lo spread è ai minimi e vicino a quello della Francia (con gli elogi del quotidiano Le Monde per il governo Meloni), l’occupazione è al record storico, i prezzi sono sotto controllo. Il governo ha agito con saggezza e continuerà a seguire questa linea perché si è aperta una nuova fase. “America First” non è uno slogan, è una politica a 360 gradi, si traduce in una serie di azioni del governo degli Stati Uniti e del suo sistema di imprese che operano nei settori chiave della contemporaneità.

Le difficoltà dell’Unione europea sono visibili, è finita l’era del “pilota automatico”, ma alla guida restano leader (e formule politiche) che sono invecchiati in un lampo. Ci raccontano cosa è successo, ma non sono in grado di dirci cosa accadrà e come pensano di affrontare la sfida. Christine Lagarde, la presidente della Bce ieri in un discorso a Ginevra ha detto che i dazi porteranno a un rallentamento della crescita in Europa. Grande scoperta, soluzioni?