Che cosa significa l’espressione «safety car» che ogni tanto si legge sui pannelli a messaggio variabile lungo le autostrade e le strade extraurbane più importanti? Analogamente a quanto si vede nelle corse in pista, è una vettura che si pone in testa ai veicoli in transito per regolarne l’andatura quando ci sono situazioni di particolare pericolo. Molti sanno già come funziona, ma ora ci sono alcune novità, di cui due sono sostanziali: l’obbligo di tenere accese le “quattro frecce” quando ci si trova a seguire una safety car e la possibilità che questo servizio di regolazione del traffico venga svolto da privati e non solo da organi di polizia.
Lo prevedono alcune modifiche al Codice della strada introdotte dalla riforma (parziale) dello scorso dicembre (legge 177/2024), che solo ora possono diventare pienamente operative: sulla Gazzetta Ufficiale del 19 agosto è stato pubblicato il decreto ministeriale (Dm) con il quale il dicastero delle Infrastrutture d’intesa con quello dell’Interno dovevano stabilire le modalità di esecuzione delle nuove norme e le caratteristiche dei veicoli di servizio utilizzabili dai privati.
Il passato
Per capire meglio che cosa cambia, è bene ricordare che cosa accadeva sinora. Tutto è iniziato una trentina di anni fa, dopo alcuni maxitamponamenti in condizioni di nebbia su trafficate autostrade del Nord. Fu per questo che la Polizia stradale introdusse uno schema operativo in cui una pattuglia marciava a bassa velocità a centro carreggiata con tutti i lampeggianti accesi, per costringere tutti i conducenti dei veicoli retrostanti a mantenere la stessa velocità, senza sorpassi.









