di
Andrea Camurani
Aboubakar Traore è accusato di «danneggiamento» e «incendio» aggravati. Le testimonianze: «L'aggressore gridava di volere un lavoro»
Fiamme alte due metri al check-in di Malpensa incendiato con liquido infiammabile impiegato come innesco per dar fuoco ad un cestino di rifiuti. Poi le martellate alla postazione scelta a caso, la numero 13 del Terminal 1 dell’aeroporto nel bel mezzo di una mattinata di agosto, fra gli occhi spaventati dei viaggiatori, le urla, e la corsa per uscire il prima possibile. «Ho visto il banco del check-in di fronte al mio a fuoco. Ho sentito rumore di scoppi e visto un uomo con una maglia bianca e una mascherina chirurgica azzurra e un cappello che urlava. È stato allora che ho iniziato a correre per la vita dando la mano a mio marito» ha raccontato Sophie, una turista inglese al britannico Mirror.
Tra il fumo frutto della combustione che ha saturato gli ambienti c’è stato chi ha avuto il tempo di immortalare con un video la scena subito resa virale dai social: gente che chiede aiuto, persone che invocano l’intervento della polizia mentre un giovane con la maglietta bianca viene atterrato dal personale dell’aeroporto insieme ad alcuni viaggiatori che si sono occupati di fermare il ragazzo, 28 anni, originario del Mali e beneficiario di «protezione sussidiaria» della durata di cinque anni, con scadenza nel 2027.











