Non era passata inosservata, quattro mesi fa, la chiusura dell’edicola della stazione di Porta Nuova. La Stampa aveva raccontato l’amarezza dei viaggiatori che volevano leggere il giornale bevendo un caffè prima di mettersi in viaggio, salvo non poterlo fare. Da ieri l’attesa è finita. L’edicola ha riaperto, cambiando posizione rispetto al passato ma non gestione. A occuparsi del negozio sono infatti i fratelli Rizzi, Massimiliano e Gianluca, che da vent’anni portano avanti l’attività avviata dal padre. «Dovevamo stare chiusi tre settimane, siamo stati fermi quattro mesi, un po’ per incomprensioni e un po’ per questioni burocratiche – racconta Massimiliano –. Siamo contenti che ci abbiano lasciato nell’atrio, per noi era fondamentale restare qui». L’edicola non si trova più dove i torinesi la ricordano, ovvero davanti ai binari, ma dal lato opposto, verso l’uscita che porta su via Nizza. A suo tempo la chiusura era stata obbligata: «Ci han fatto andare via in fretta e furia non per nostra scelta ma per rifare i vetri e risistemare la struttura: per questo abbiamo dovuto chiudere rapidamente – aggiungono i fratelli –. Nel punto della vecchia edicola ora dovrebbe aprire un bar». A Porta Nuova è tornata l’edicola, ma manca ancora il tabaccaio, utile soprattutto per l’acquisto dei biglietti. Per questo Massimiliano e Gianluca si adopereranno presto per fornirli nel loro punto vendita. «Siamo felici di aver riaperto ma avremmo preferito non chiudere, abbiamo perso quattro mesi di lavoro. Le persone dovranno riabituarsi alla nostra presenza e orientarsi per capire dove siamo. Potremo dire soltanto tra qualche settimana se gli affari andranno bene o meno». I fratelli Rizzi avevano iniziato a lavorare nell’edicola ereditata dal papà nel 2006. Da sempre per loro stare all’interno del principale scalo torinese è fondamentale: «In questi ultimi anni la stazione di Porta Nuova è cambiata tanto e anche il nostro lavoro» spiegano Massimiliano e Gianluca Rizzi. Aggiungono: «Abbiamo dovuto adattare il servizio alle nuove richieste del pubblico. Lo ribadiamo: stare nella stazione, un punto di grande passaggio, ci ha salvato».