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Nel fine settimana, a circa 24 ore di distanza l’uno dall’altro, due uomini sono morti a Olbia e nella provincia di Genova dopo essere stati colpiti con dei taser, le pistole a impulsi elettrici in dotazione alle forze dell’ordine: per entrambi i casi sono state aperte delle indagini per stabilire le cause delle morti e accertare se siano riconducibili all’uso dell’arma.
I taser sono progettati per essere armi non letali ma il loro utilizzo è molto discusso, perché può causare grossi danni a persone con problemi cardiologici o sotto l’effetto di alcune sostanze. Dal 2007 peraltro l’ONU considera i taser uno strumento di tortura e diverse indagini di Amnesty International hanno segnalato che spesso sono usati dalle forze dell’ordine in modo improprio, per commettere abusi contro migranti e manifestanti, causando gravi ustioni e a volte la morte dei soggetti colpiti.
I taser furono inventati negli anni Settanta, ma i modelli in circolazione attualmente sono più recenti. Funzionano così: quando la persona armata di taser preme su un grilletto analogo a quello delle armi da fuoco, ottiene l’espulsione di una coppia di dardi, collegati alla pistola attraverso cavi elettrici lunghi 6-7 metri ciascuno. I dardi sono fatti per agganciarsi all’obiettivo e attraverso i cavi emettono delle scariche ad alta tensione e bassa intensità. Cioè, semplificando, abbastanza forti da provocare la contrazione dei muscoli e immobilizzare una persona, ma in teoria non da crearle danni gravi.












