Non ci sono solo passi avanti nei potenziali futuri trattamenti, la ricerca ha segnato un altro punto a favore nella casella della diagnosi precoce Sclerosi laterale amiotrofica (Sla). Un team di ricercatori torinesi e statunitensi, servendosi anche dell’intelligenza artificiale, ha individuato nel sangue un gruppo di proteine che può essere un biomarcatore affidabile per identificare la malattia neurodegenerativa nelle sue fasi iniziali, forse addirittura prima che si manifesti con sintomi clinici.

A coordinare il lavoro, dal capoluogo piemontese, sono stati Adriano Chiò, direttore di Neurologia universitaria della Città della Salute, e Andrea Calvo, neurologo della medesima struttura, in collaborazione con il National institutes of healt (Nih) degli Stati Uniti. I risultati sono stati pubblicati da Nature Medicine lo scorso luglio. Chiò parla di “vera e propria svolta. Per la prima volta – spiega – disponiamo di uno strumento potenziale non solo per migliorare ed accelerare la diagnosi di Sla, ma anche per identificarla in una fase molto precoce, permettendo di intervenire in modo più immediato e più mirato”.

La scoperta si basa sull’impiego di una tecnologia all’avanguardia nel campo della proteomica, chiamata Explore 3072, che permette di misurare in maniera particolarmente precisa la concentrazione di più di tremila proteine circolanti nel plasma.