Conobbi Stefania Ascari durante il mio mandato da Sottosegretario al Lavoro, tra il 2018 e il 2019, quando insieme affrontammo la complicata vertenza Italpizza. Senza esitazioni ci schierammo contro la parte datoriale e il cosiddetto “sindacato organico”, scegliendo di difendere i lavoratori vessati e i sindacati di base marginalizzati. Ricordo ancora lo stupore di questi ultimi quando furono convocati al Ministero del Lavoro alla pari dei sindacati confederali.

Fin dal primo momento ci fu piena sintonia nel difendere i diritti dei lavoratori. Quell’impegno portò a un esito positivo: il miglioramento delle condizioni e delle tutele contrattuali per centinaia di dipendenti. Ancora oggi, quando ne parliamo, lo ricordiamo con reciproca soddisfazione.

Nel 2022, di ritorno da una missione umanitaria nei campi profughi palestinesi in Libano con l’amico e collega Davide Tripiedi, quest’ultimo promosse un incontro con vari parlamentari del M5S per sensibilizzarli sulla causa palestinese. Badate bene: era più di un anno prima del 7 ottobre 2023, quando parlare di “causa palestinese” era ancora un tabù. Allora la bandiera palestinese veniva troppo spesso associata al terrorismo islamico, anziché alla resistenza di un popolo oppresso. Molto prima, insomma, che diventasse un feticcio da esibire tardivamente, quando il massacro era già in corso da oltre un anno.