La Cina ha scelto la strada della resilienza di fronte alle richieste di Donald Trump, sfidando il rallentamento dell’economia interna destinato a peggiorare nei prossimi tre mesi, in pratica il termine di mora negoziato con gli Usa sui dazi futuri. Mentre sulle Borse sembra tornare l’ottimismo.

La produzione nelle fabbriche a luglio è cresciuta al ritmo più lento da novembre: +5,7% su base annua. Un dato peggiore delle stime. In deciso calo rispetto al 6,8% di giugno. Così, mentre Pechino si prepara alla grande parata militare del 3 settembre che celebra gli 80 anni della vittoria sul Giappone con il consueto sfoggio di potenza muscolare e, si presume, di coesione politica interna, non può ignorare anche l’onta di Evergrande, ilgigante dell’immobiliare crollato sotto il peso di perdite per 300 miliardi $ che il prossimo 25 agosto dirà addio ai listini di Borsa dopo 18 mesi di sospensione.

Però in Borsa sembra tirare un’aria diversa. L’indice composito della Borsa di Shanghai ieri è balzato dello 0,9%, chiudendo a 3.728 punti. Il miglior risultato da agosto 2015, secondo i dati raccolti da Bloomberg. Il rally riflette un crescente senso di ottimismo tra i piccoli risparmiatori, sempre più inclini a disinvestire dalle obbligazioni e a puntare sulle azioni. Questi investitori sono rimasti segnati un decennio fa, quando il crollo repentino del mercato azionario spinse Pechino a lanciare fondi statali per sostenere i prezzi delle azioni. Il crac Evergrande nel 2021 è stato un altro evento che ha condizionato a lungo le scelte dei piccoli risparmiatori cinesi.