PADOVA - Sono almeno altre tre le rapine di strada che gli agenti della Squadra mobile stanno rileggendo perché il modus operandi dei colpi (finora senza firma) è quello tipico dei giovanissimi criminali arrestati dalla polizia a fine luglio dopo lo stupro di una 19enne marocchina, residente in Spagna, violentata negli ex locali dell'Aeronautica Militare all'interno dell'aeroporto Allegri, la notte tra il 7 e l'8 luglio. A finire in carcere era stato un 19enne tunisino, arrivato in Italia come minore non accompagnato e da allora protagonista della cronaca nera cittadina; mentre un 19enne egiziano, suo socio in affari e che non aveva partecipato alla violenza, era stato denunciato. Per quell'abuso, a inizio agosto sono stati arrestati altri due tunisini.

Ora gli agenti della Mobile, diretti dalla vicequestore Immacolata Benvenuto, si stanno concentrando su tre denunce fatte in questura da parte di altrettante vittime aggredite in primavera nella zona tra Prato della Valle e via Goito, di fatto la zona di azione del 19enne tunisino, considerato il capo del gruppo di giovani rapinatori e ora al Due Palazzi per scontare una condanna (definitiva) a 2 anni e 7 mesi di reclusione. In tutti e tre i casi che i poliziotti stanno rileggendo si rincorrono sempre gli stessi particolari: la violenza immotivata nell'azione, il cogliere di sorpresa i rapinati, lo scarso bottino e l'uso spesso dello spray al peperoncino per garantirsi la fuga dopo il colpo. Fondamentali, a questo punto, anche le immagini del sistema di sicurezza privato e pubblico, attraverso il quale gli agenti potranno risalire all'identikit dei responsabili. Ma già le testimonianze delle vittime, che hanno raccontato di un solo aggressore mentre un altro faceva da palo, spingono i poliziotti verso la quadratura del cerchio.