Caro Corriere,

mi indigna la notizia di questi giorni che oltre mille ex parlamentari rivogliano il vitalizio. Qualcuno di loro dice addirittura di aver dato il sangue, ma ne dubito. Non penso che i parlamentari se la passino male. In questi giorni una nota parlamentare avvocata si mostra spesso in televisione a parlare dei processi in favore dei suoi clienti e meno dei lavori da parlamentare per la quale è stata votata. Mi chiedo, ha tutto questo tempo? Fare il parlamentare è diventato un secondo lavoro?

Antonio Mascia

Caro Mascia,

Come lei sa il ricorso dei circa mille parlamentari è stato bocciato, a metà luglio, da un organismo di appello composto da 5 deputati di vari partiti. Questo deve essere motivo di fiducia, non di indignazione, perché se i politici riescono ancora a prendere decisioni scomode nei confronti di altri politici vuol dire che il meccanismo democratico funziona e il giudizio dell’opinione pubblica ha ancora qualche peso. Nel merito, dopo la decisione, i vitalizi restano ancorati al meno favorevole meccanismo contributivo come previsto dal regolamento Fico. Un attacco alle istituzioni? Forse no: si tratta dello stesso criterio di calcolo utilizzato per le pensioni dei comuni mortali. Al di là del caso specifico, comunque, non sono mancati e non mancheranno comportamenti impropri e scelte discutibili da parte dei politici. Dovranno essere denunciati e contrastati. Senza però assecondare il vento populista di continuo attacco alla rappresentanza democratica, concepita come un’élite di privilegiati. Quel vento rischia di affievolire ulteriormente la partecipazione al voto e di conseguenza lo stesso peso dell’opinione pubblica.