In una delle sue canzoni più recenti, Turista, Bad Bunny canta: “En mi vida fuiste turista / Tú solo viste lo mejor de mí / Y no lo que yo sufría” (Nella mia vita sei stata una turista / Hai visto solo il meglio di me / e non quello che soffrivo). Dietro alla lamentela d'amore, come spesso capita nella musica di questo rapper e cantautore portoricano (ma anche attore, produttore e wrestler occasionale), si può vedere anche un sottotesto politico, ovvero la critica al turismo parassita che spesso caratterizza la sua isola.E questo sottotesto diventa particolarmente eloquente sulla base dell'ultimo tour che Benito Antonio Martínez Ocasio - questo il vero nome dell'artista nato il 10 marzo 1994 a Vega Baja, proprio a Puerto Rico - ha voluto lanciare per sostenere il suo ultimo album, Debí Tirar Más Fotos, uscito nel gennaio 2025 e subito affermatosi come uno dei migliori dell'anno.Il tour a Puerto RicoPiù che un tour, il suo progetto live è più che altro una residency, e infatti s'intitola No Me Quiero Ir de Aquí (Non voglio andarmene di qui): si tratta di 30 concerti in altrettante date, partiti lo scorso 11 luglio, che termineranno il prossimo 14 settembre e si terranno tutti al José Miguel Agrelot Coliseum di San Juan, sempre appunto a Puerto Rico. Una residenza musicale, appunto, più simile a quelle che si tengono di solito negli hotel di Las Vegas, ma lontana anni luce a dire il vero dalle mega-produzioni americane.Anzi, Bad Bunny ha deciso che per ora cantare nei mainland Usa, gli Stati Uniti continentali, per lui non è “necessario”; da novembre girerà il mondo infatti col suo Debí Tirar Más Fotos World Tour, ma non c'è traccia per ora di date statunitensi (sarà invece in Messico, Sudamerica, Australia e Europa, arrivando anche a Milano il 17 e 18 luglio 2026).Le ricadute localiLa scelta è ovviamente politica, come lo è un'altra particolarità di questa tournée: le prime nove date live, infatti, sono state riservate ai soli residenti di Puerto Rico, che dovevano mostrare un documento di residenza sull'isola per poter accedere ai biglietti di quei primi show; solo successivamente le vendite sono state aperte al pubblico internazionale, e in particolare agli stessi statunitensi del “continente”, che sono stati disposti a spendere svariate centinaia di dollari per vedere Bad Bunny esibirsi.Anche qui con un aspetto in più: spesso questi biglietti erano legati a pacchetti di viaggio, che comprendevano anche il soggiorno in strutture alberghiere locali (in un periodo che, per motivi di latitudine, è attualmente in bassa stagione). Secondo alcuni dati riportati dal Guardian, le 21 date “aperte” di No Me Quiero Ir de Aquí dovrebbero portare almeno 400mila persone a San Juan, di cui due terzi provenienti fuori dall'isola, con un impatto sull'economia portoricana di circa 200 milioni di dollari e un push al pil nazionale dello 0,15%.Contro TrumpFattosi notare nel 2016 con il suo brano Soy Peor, e poi assurto a fama globale soprattutto per il suo mix di generi che vanno dal trap alle sonorità latine tradizionali, passando per la house e il reggaeton, Bad Bunny si è distinto anche per la sua pervicace volontà di ribadire la sua dimensione “altra” rispetto agli altri artisti a stelle e strisce. Si è sempre rifiutato di utilizzare l'inglese in interviste e occasioni promozionali, per esempio, e anche durante l'apparizione speciale a inizio anno al Saturday Night Live, uno dei programmi Usa più seguiti, ha utilizzato quasi solo lo spagnolo.Di recente ha preso più volte posizione contro le persecuzioni dell'amministrazione Trump contro gli immigrati. Con il suo No Me Quiero Ir de Aquí ha ancora una volta ribadito la sua intenzione di strappare Puerto Rico dalla considerazione marginale e coloniale riservata spesso e volentieri degli Stati Uniti alla sua isola. E anche chi fa migliaia di chilometri per assistere al suo concerto, si trova di fronte a tre ore di celebrazione di orgoglio locale, con tanto di set che richiama la vegetazione e le architetture autoctone, a opera di artigiani del luogo.In un mondo della musica live attraversato da fenomeni come il dynamic pricing, il secondary ticketing e in generale da polemiche che se la prendono contro prezzi folli, attese infinite e iperproduzione, Bad Bunny ha trovato il modo di trasformare il suo specialissimo tour in un modello di rivendicazione orgogliosamente patriottica.Dopo la dominazione spagnola, l'isola caraibica di Puerto Rico è stata infatti acquisita dagli Stati Uniti a fine Ottocento, come un territorio non incorporato (dal 1917 i portoricani sono cittadini americani ma non possono per esempio votare alle elezioni federali). Nonostante un referendum popolare nel 2012 abbia sancito la volontà del 61,15% della popolazione isolana di diventare uno Stato federato a tutti gli effetti, la proposta ribadita da un'altra consultazione del 2017 è ancora ferma da allora nei meandri del Congresso di Washington, anche perché molti politici (soprattutto tra i repubblicani) si oppongono a un ingresso a tutti gli effetti. Bad Bunny, per una volta, ha ribaltato i pesi e messo la sua isola al centro.