Quattro incidenti, gravi, gravissimi, con altrettanti morti, in meno di due giorni, cioè in un solo fine settimana, e tutti nei fiumi della Lombardia. È il bilancio, tragico del week-end di Ferragosto (ma, se torniamo indietro di qualche dì, il bollettino si fa pure più nero): e sì, spesso è imprudenza, forse impreparazione; d’accordo che il più delle volte diamo la colpa al destino (o, perchè no?, chiamiamo le cose col loro nome, alla sfiga), però non valutare le insidie o prenderle alla leggera, è-solo-un-gioco, fa il resto del dramma. È che, purtroppo, episodi del genere riempiono le cronache di ogni estate. Fa un caldo torrido, ci sono 35 gradi all’ombra. Anche lassù, in pianura, in montagna, se non si sale di quota (e questa settimana se non si scavallano i 2mila), il termometro è implacabile. Si boccheggia. E allora il laghetto, la conca nel torrente, la pozza alpina: l’han sempre detto le nonne (occhio-che-l’acqua-è-fredda), da qualche anno lo ripetono gli addetti del soccorso (serve-attenzione), epperò il richiamo è irresistibile. Quel fiume fresco, quasi ghiacciato, cristallino, incontaminato. Da soli, con gli amici, una giornata romantica a due in riva al ruscello. I borghi di valle e di montagna hanno ognuno un posto così, era il mare di chi, cinquant’anni fa, al mare non ci poteva andare.
Quattro vittime in pochi giorni: quando il fiume diventa mortale | Libero Quotidiano.it
Quattro incidenti, gravi, gravissimi, con altrettanti morti, in meno di due giorni, cioè in un solo fine settimana, e tutti nei fiu...











