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Chi non vorrebbe dire sempre "sì"? Chi non vorrebbe accontentare sempre i propri figli? Chi non vorrebbe essere incoronato il migliore papà dell'anno o la migliore mamma dell'anno? Non è così, però, che si prende a cuore la loro formazione
L'educazione dei figli inizia sempre come un atto d'amore. Poi, nella quotidianità, diventa impegno. Un impegno, costante e non privo di fatica, tutto teso ad insegnar loro ad interagire con la realtà, a starci davanti come donne e come uomini giusti, fedeli a quei valori ricevuti come una sorta di passaggio di testimone.
Inizia quando sono piccoli, questo impegno. E più crescono più la strada da percorrere è lastricata di conflitti e tensioni. Non sempre, per carità, ma spesso. Durante l'adolescenza, poi. E, per quanto gli "illuminati" genitori del nuovo millennio facciano scorpacciate di libri di pedagogia, non saranno mai del tutto pronti ai "no" che dovranno dire ai propri figli. Perché quei "no" sono uno sforzo. Talvolta, anche una violenza contro quello che sussurra il cuore. Dopo tutto non si vorrebbe mai scontentare una persona che sia ama, figuriamoci un figlio. Eppure, proprio perché li amiamo più della nostra stessa vita, dobbiamo imporci di dirli e dobbiamo difenderli nel tempo. Non è un compito facile. E molto spesso si sbaglia. E ogni giorno si ricomincia daccapo. Ma, esattamente come ha sottolineato papa Leone XIV recitando l'Angelus da Castel Gandolfo, quei "no" sono "il prezzo che deve pagare un buon genitore se vuole educare bene i figli, secondo principi sani".






