TEL AVIV - Il fumo nero degli pneumatici in fiamme soffoca quanto l’angoscia che mozza il respiro da 681 giorni. Chi è tornato invoca chi ancora non ritorna: i mariti, i fidanzati, i padri, gli amici, i vicini di sempre, i compagni di prigionia rimasti indietro. Ne restano 50 dall’alba del 7 ottobre 2023, solo 20 tra loro sarebbero in vita. I manifestanti chiedono che il governo li riporti tutti a casa: «Subito» come urlano da mesi. «Non possiamo vincere una guerra sui cadaveri dei sequestrati» ripetono in coro nei cortei.