CEOLINI (PORDENONE) - Era il momento più atteso della serata conclusiva della seconda edizione de La camminata per la vita. Ed è stato dirompente. La testimonianza di Alessandra Puzzoli, figlia di Lisa Puzzoli, uccisa dall'ex compagno il 17 dicembre del 2012, accompagnata a Ceolini dai nonni, è la storia di un dramma nel dramma. Quello dei figli delle vittime di femminicidio.
Alessandra a ottobre compirà 15 anni e per la prima volta ha raccontato la sua storia ad una platea di adulti: figlia di una donna uccisa, con il papà in carcere e vittima a sua volta di bullismo, sin dalla tenera età. Finora lo ha fatto nelle classi e nelle scuole per parlare a coetanei e ragazzi più grandi. E nella sala parrocchiale di Ceolini è regnato il silenzio. «Già in asilo le prime prese in giro perché davanti al cancello c'erano i nonni e non mamma e papà. A 7 anni vengo a conoscere la storia. Mi ha destabilizzato. I miei compagni chiedevano informazioni ai loro genitori e questi hanno poi raccontato le loro versioni. Da lì è cominciato il vero problema delle prese in giro che man mano che crescevo diventavano sempre più pesanti. Dalle prese in giro verbali a quelle fisiche, con lividi e schiena viola. Alle medie pensavo che le cose potessero migliorare. Confidavo in una maturità maggiore. Invece le offese sono diventate ancora più pesanti con frasi come "Sai solo ferire, sei come il tuo papà, sei un'assassina"». Un episodio su tutti, racconta ancora: «Un gruppo di ragazzi mi prende in giro. Un insegnante è lì vicino e vede tutto. Ma non interviene e in seguito si giustifica dicendo che non aveva visto nulla». Ecco, mi sarebbe bastato avere il supporto degli insegnanti e già sarebbe stato molto importante per superare quei momenti. Invece manca la formazione. Elementari e medie sono state un periodo molto pesante e spesso anche diverse persone che dicevano di volermi bene hanno cominciato a giudicarmi».






