Il pane costa il doppio per gli americani. Un po’ provocazione un po’ frutto dell’esasperazione di chi, come un fornaio salernitano, ogni giorno si alza alle 2.45 per impastare e cuocere il pane, e non ne può può più delle minacce e dell’incertezza legata ai dazi americani. Una protesta insomma, ma condita di sana ironia.
"Il cartello anti-dazi rivolto agli americani per fargli pagare il pane il doppio? Ieri qui è scoppiata una burrasca, si è tutto bagnato e si è staccato… Ma sì, ne rimetterò subito un altro domattina (lunedì 18 agosto, ndr). Certo l'originale, il primo era bello, scritto su carta da forno...". Il forno in questione è a San Mauro Cilento, in provincia di Salerno, dove Antonio Altobello, originario di Agropoli, lo ha aperto nel 2002, dopo averlo avuto per tanti anni ad Acciaroli. È lui che racconta a Il Gusto la storia del messaggio provocatorio che ha attaccato alla vetrina del suo negozio e che recita: "Ai dazi del signor Trump noi rispondiamo in questo modo: il prezzo dei prodotti del nostro negozio è maggiorato del 100% a tutti i cittadini Usa".
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Lo raggiungiamo telefonicamente all'ora di pranzo di domenica 17 agosto quando ha appena finito di lavorare, anche in una giornata che è doppiamente di festa. Perché è anche il giorno del suo 58 compleanno". Ma come e quando gli è venuta questa idea? "Sa, a noi del Sud ci piace sempre ironizzare provocando -risponde - basta ricordare le battute di Massimo Troisi. Il cartello è appunto nato per gioco, per provocazione, quando ho sentito Donald Trump che diceva all'Europa o spendi 600 miliardi o ti metto i dazi al 35% ...ho preso un foglio di carta ho scritto cosi semplicemente quella frase rivolta agli americani. Che poi qui non se ne vedono, anzi no: c'è una famiglia Usa, ma di origini cilentane, che viene sempre, posso dire che sono i miei clienti più longevi. Secondo lei (posso far pagare a loro il cento per cento in più (ride, ndr)? Ancora quest'anno non li ho visti ma i parenti sicuramente gli avranno parlato del cartello e nessuno ha mosso critiche. Ho pensato: possibile che tutti dobbiamo subire in silenzio?".






