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L’incipit da paragonare a quello già conosciuto Simile all’apparenza ma non nella sostanza

Devi sapere, anzitutto, che la mia mamma non mi voleva: perché non mi voleva nessuno. Ero incominciata per caso, in un momento di altrui distrazione. Perché non nascessi la mia mamma preparava ogni sera un bicchiere di sale inglese e poi lo beveva, piangendo. La bevve per quattro mesi, piangendo, chiusa in camera sua, prima di andare a letto. Poi, una sera, proprio mentre stava portando il bicchiere alle labbra, io mi girai nel ventre e con un calcio le dissi di non buttarmi via. La mamma allontanò di colpo il bicchiere e rovesciò il sale inglese nel vaso da notte. Così nacqui anch'io.

Se sia stata bene o male, io non lo so. Quando sono molto infelice penso che sia stato male e vorrei non aver tirato quel calcio. Quando sono felice penso che sia stato bene e mi congratulo quasi con me stessa. Il più delle volte sono infelice, la felicità è così equivoca, e sempre fatta di momenti brevissimi. Però, anche quando sono infelice non mi dispiace esser nata perché nulla è peggiore del nulla e non esser mai nati e la cosa più atroce del mondo. A me, vedi, non spaventa il dolore. Il dolore vien al monfallafallado con noi, cresce con noi, va accettato insieme alla vita. A me, vedi, non spaventa nemmeno la morte perché se uno muore vuol dire che è nato, che la grande avventura è toccata anche a lui: la morte fa parte della vita. A me, vedi, fa terrore il niente, qualcosa che non finisce e non incomincia, che non viene neanche pensato perché non c'è, non c'è mai stato, non ci sarà mai. L'idea stessa del niente mi riempie di gelo. Ho sempre odiato il silenzio, l'immobilità.