Uno degli angoli più suggestivi di Ponza, Cala Feola, è stato dissequestrato dalla Procura di Cassino e da oggi, sabato 16 agosto, sono tornati i bagnanti.

L’intervento della magistratura era scattato dopo un blitz della Forestale che, cinque mesi fa, aveva riscontrato la presenza di rifiuti metallici, altamente inquinanti, in fondo al mare.

In quell’area protetta, fino a 10 anni fa, operava un cantiere navale che, nel tempo, è stato abbandonato. Ma i proprietari di imbarcazioni, in particolare di pescherecci, hanno continuato ad utilizzare quell’area per la normale manutenzione e per le varie riparazioni.

E così, in fondo al mare, è finito di tutto. Fino a quando, a seguito dell’intervento della Forestale, lo scorso aprile, è intervenuta la Procura di Cassino che ha posto sotto sequestro l’area, nominando il sindaco di Ponza, Francesco Ambrosino, custode dell’intera zona da bonificare.

Ci sono voluti quattro mesi per ripulire i fondali da cui sono emersi quintali di ferraglie: dalle catene per l’ancoraggio ai tondini metallici, dalla carcasse alle lattine di olio. Per finire a due motori, interi, in uso ai pescherecci. Come noto, Cala Feola è raggiungibile solo attraverso 200 scalini, per cui tirare in superficie i motori (con una gru) per poi portarli in officina e smaltirli, sarebbe stato estremamente oneroso. Per cui – hanno pensato gli inquinatori - la via più semplice (ed economicamente più vantaggiosa) è stata quella di abbandonarli in fondo al mare.