Il vertice si è tenuto al nono piano di palazzo di giustizia. Da una parte il procuratore aggiunto Federico Manotti e il pm Andrea Ranalli, dall’altra una serie di istituzioni: l’assessora all’Ambiente Silvia Pericu, il comandante della polizia locale Fabio Manzo, il direttore dello Psal della Asl3 Gabriele Mercurio. Ma anche i Vigili del Fuoco. Il tema, quantomai attuale e scottante: i miasmi che da settimane ammorbano la Foce e non solo. Oggi, ad esempio, la puzza si sente anche in pieno centro cittadino.
Se la zona di origine del forte odore, ormai non ci sono dubbi, è il depuratore di Punta Vagno, in corso Italia, ancora si sta lavorando sulle cause. In particolare, si sta cercando di capire se sia proprio l’impianto il responsabile dei miasmi, oppure – ad esempio – una qualche fuoriuscita dalle tubature. E così la Procura, che un mese ha aperto un fascicolo di indagine (Ranalli fa parte del pool reati ambientali) ha voluto convocare tutti coloro che, per la propria parte, hanno a che fare con l’emergenza.
In particolare lo Psal (l’acronimo sta per “Prevenzione e sicurezza sugli ambienti di lavoro): perché se l’odore è sicuramente sgradevole per la cittadinanza, il gas che ne è l’origine potrebbe essere tossico, e dunque pericoloso per chi al depuratore lavora. Dunque è necessario che siano adottati tutti i presidi di sicurezza da indossare in ambienti confinati. Anche perché la Procura non può certo sequestrare l’intero depuratore, togliendo un servizio essenziale per la città.






