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Lo scorso aprile il grande campo profughi di Zamzam, che si trova nella regione del Darfur, in Sudan, è stato attaccato dalle Rapid Support Forces (RSF), il gruppo paramilitare che sta combattendo una sanguinosa guerra civile contro l’esercito sudanese. Fin da subito è emerso che le RSF avevano commesso crimini estesi e gravi: 400mila persone sono state espulse dal campo, moltissime altre sono state uccise. Le stime iniziali erano di 400 morti, ma un’inchiesta pubblicata dal Guardian dice che i morti sarebbero più di 1.500.

Il massacro è durato tre giorni. I miliziani delle RSF hanno ucciso decine di persone alla volta. Tante sono morte di fame o di sete mentre cercavano di scappare per raggiungere aree sicure. Moltissime donne sono state stuprate, altre sono state rapite dalle RSF e di loro non si sa più nulla. È assai probabile che le atrocità commesse nel campo di Zamzam siano tra le peggiori compiute dall’inizio della guerra, dove le due parti che si stanno combattendo erano già state accusate di crimini molto gravi. Secondo l’ONU in Sudan è in corso una delle peggiori crisi umanitarie del Ventunesimo secolo, con 12 milioni di sfollati su una popolazione di 50 milioni di persone e almeno 150mila morti.