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Ultimo aggiornamento: 9:02
Se il matrimonio di Colico con la Provincia di Lecco potrà continuare, o se invece ci sarà divorzio, con trasferimento alla confinante provincia di Sondrio, lo diranno i cittadini. La polemica che da mesi infiamma la popolazione del paese di quasi ottomila abitanti sulle rive del lago e che si è trasformata in una disfida politica, è arrivata ora a un punto fermo, grazie a una doppia raccolta di firme che ha costretto il consiglio comunale a decidere che il ricorso alle urne ci sarà. Ancora non si sa quando, ma la procedura è avviata.
I fautori della fuga verso Sondrio, che si riconoscono nel comitato “Il bitto sposerà l’agone?”, hanno depositato in municipio a fine giugno 1.437 firme, di cui 1.422 residenti e 15 non residenti, per chiedere il distacco da una all’altra provincia lombarda. Per chi non lo sapesse, il bitto è un formaggio prodotto negli alpeggi della Valtellina, mentre l’agone è il pesce d’acqua dolce che nuota nel lago. La raccolta serviva per supportare una decisione che l’amministrazione comunale a guida leghista stava maturando, ossia chiedere direttamente il cambio di confini.
L’altra metà del paese, che non se la sente di rinnegare radici storiche e consuetudini, ha replicato con il Comitato “Colico resta a Lecco”, a cui fanno riferimento i consiglieri di minoranza, di orientamento di centrosinistra. La risposta è stata ancor più massiccia, visto che per l’indissolubilità del matrimonio sulle sponde del lago manzoniano si sono espresse 2.080 persone, anche se le firme valide sono risultate 1.970: di queste ultime, 1.637 sono i residenti e 333 i non residenti, che però hanno una seconda casa o un’attività a Colico.






