Amanda Lear è furibonda ed è pronta a fare causa ai produttori di HBO. Il motivo? Il documentario Enigma, uscito sulla piattaforma Max e ancora non disponibile in Italia, che riaccende le indiscrezioni sull’identità sessuale della leggendaria artista. Voci che, come accade ormai da cinquant’anni, la Lear bolla come assurdità. “Dicevano che volevano celebrare la mia carriera, invece era un pretesto per diffondere le solite fake news”, spiega a Il Messaggero, in un’intervista in cui graffia, annuncia querele e si dice vittima di “transinvestigation”.
AMANDA LEAR QUERELA HBO PER IL DOCUMENTARIO ENIGMA
Del documentario Enigma si parla da mesi, il giornalista Andrea Palazzo lo ha visto in anteprima e svela il contenuto del lavoro della regista Zackary Drucker, domandandosi “se Lear non si sia resa conto troppo tardi dei rischi del progetto, non foss’altro perché Drucker stessa è transgender”. Le protagoniste del doc sono Amanda Lear – “intervistata nell’intimità della sua casa in Provenza. A fare da cornice, spezzoni vintage del Carrousel a Parigi, primo cabaret in cui si siano esibite delle trans negli anni ‘50” – e April Ashley, “attivista trans inglese di cui ascoltiamo la voce soave ma combattiva nei tanti filmati d’archivio (è morta nel ’21)”. Secondo Il giornalista de Il Messaggero, “Ashley, regina del locale, è ricordata con rispetto, Amanda Lear viene sottoposta a una sorta di interrogatorio, quasi a estorcerle una confessione”. Su cosa? Sulla sua identità sessuale. Ecco perché la Lear è furibonda: “Il contratto con i produttori della Hbo escludeva certi temi. I miei avvocati hanno mandato una diffida, ma quelli se ne sono fregati. In America fare una causa è un incubo. Anche Brigitte Macron è stata accusata di essere una trans nella serie di Candace Owens (Becoming Brigitte, su YouTube, ndr) ma non è riuscita a bloccarla”. Hbo ha però fatto sapere via Washington Post che “la diffida non è mai arrivata e non c’erano neppure accordi su eventuali argomenti sgraditi a Lear”.






