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Ultimo aggiornamento: 9:35
Ai confini occidentali dell’Afghanistan, la strada verso casa non ha niente di accogliente. È un corridoio di calore, polvere e perdita, dove gli afgani deportati tornano non con valigie ma con niente, spesso portando solo il peso di ciò che è stato loro tolto. In questi luoghi, le vite si frantumano in pochi minuti, i beni vengono sequestrati, i risparmi spariscono, la dignità è strappata via prima della spinta finale oltre il confine. Da inizio 2025, sono stati oltre un milione i rifugiati afghani che sono stati rimpatriati da Pakistan e Iran. In particolare, Teheran sta portando avanti deportazioni di massa: le tensioni sono aumentate dopo la guerra con Israele e le accuse di coinvolgimento da parte di cittadini afghani in operazioni del Mossad. Le espulsioni riguardano decine di migliaia di persone che sono costrette a rientrate in un Paese che già si trova ad affrontare una profonda crisi economica. Questa è la realtà a Zaranj, nella provincia di Nimrooz, a Islam Qala, nella provincia di Herat, e in altri punti di passaggio, raccontata attraverso le voci di coloro che sono appena rientrati in Afghanistan. Nelle storie che seguono, parlano di giorni senza acqua, notti senza riparo, neonati trattenuti fino al pagamento di riscatti e bare che arrivano senza spiegazioni.







