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Ultimo aggiornamento: 7:55

La protesta contro il caro spiaggia, di cui tantissimo si sta leggendo sui giornali, è un fenomeno estremamente interessante. Ha un valore concreto, pratico, ma anche simbolico e, a mio avviso, è destinato a durare.

Quando è iniziata la protesta, in realtà, sono rimasta stupita. Perché proprio le spiagge? Perché non infuriarsi contro la grande distribuzione e i suoi prezzi folli, contro il caro affitti, contro le bollette altissime? Poi una risposta me la sono data. La spiaggia simboleggia la vacanza, un po’ di libertà, la tregua da un anno di fatica. E il fatto che, soprattutto se si è una famiglia – in cui quando va bene ci sono due stipendi ma molte più persone da sfamare – non si possa fare una vacanza per i folli prezzi delle spiagge e dei ristoranti appare intollerabile.

Lo è ancor di più se si pensa che le spiagge sono occupate, in maniera assolutamente superiore rispetto al minimo di spiagge libere che dovrebbe essere garantito, da piccolo imprenditori che pagano concessioni molto basse e sfruttano, spesso con lavoratori malpagati e talvolta senza fare scontrini (e anche senza pieno diritto, se è vero che l’Europa da anni ci chiede che le concessioni vengano rimesse all’asta), un bene che è di tutti, cioè le spiagge. Insomma, io lavoro tutto l’anno, mi spacco la schiena però il mio paese non mi consente neanche di usare le nostre spiagge per qualche giorno di riposo.