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14 AGOSTO 2025
Ultimo aggiornamento: 9:39
Si avvicina ormai ai 30 anni la nota pillola blu, sulla cui scia sono nati altri farmaci caratterizzati dalla capacità di mantenere l’erezione in presenza di disfunzione erettile. Ma il Viagra resta il più iconico, perciò nello studio dell’Università romana di Tor Vergata è stato utilizzato come nome collettivo per tutta questa tipologia di medicinali capaci di restituire all’uomo una normale vita sessuale. Allora perché non vederli di buon occhio? “Si tratta di un fenomeno interessante dal punto di vista sociale”, spiega Emmanuele A. Jannini, andrologo, professore ordinario di sessuologia medica presso l’Università Tor Vergata e investigatore principale dello studio. “In realtà la reazione negativa non si verifica in tutte le coppie: per esempio non avviene in presenza di un tumore alla prostata, quando il problema della disfunzione erettile viene collegato alla chirurgia e alle cure e si comprende facilmente la necessità di una terapia farmacologica”. Ma in molti altri casi, il sospetto che si insinua nella partner è che non sia più lei a stimolare il compagno.“La donna si sente defraudata, privata del suo sex appeal, ha l’impressione che le venga sottratto il potere, reale o ipotetico, di provocare un’erezione”. Ma è un equivoco che si basa su un errore di fondo: che il rapporto sia dopato perché dietro c’è “l’aiutino”.






