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Dopo un primo ricorso presentato da una giudice di Pordenone, altri due giudici hanno chiesto alla Corte costituzionale di esprimersi sul nuovo codice della strada approvato dal governo alla fine del 2024, e in particolare sulla contestata norma che punisce chi usa sostanze stupefacenti. Tre ricorsi alla Corte costituzionale in pochi mesi sono il sintomo dell’evidente difficoltà di procure e tribunali che faticano ad applicare una norma considerata incostituzionale, ideologica e repressiva, e tra l’altro fraintendibile.
Le critiche si concentrano su un punto della riforma, già molto discusso negli ultimi mesi, che ha eliminato le parole “stato di alterazione psico-fisica” dalle sanzioni relative alla guida dopo aver assunto sostanze stupefacenti: applicando la legge in modo oggettivo, ora basta un test positivo per vedersi sospendere la patente, anche giorni dopo aver assunto la sostanza. La procedura seguita da carabinieri e polizia prevede l’utilizzo di un test salivare per accertare la positività, e successivamente l’invio di campioni di saliva a un laboratorio per confermare l’assunzione. Non serve più la visita di un medico o di una medica per accertare lo stato di alterazione psico-fisica, come accadeva fino allo scorso anno.






