Paola Pitagora, davvero voleva farsi suora? «Ma no! – ride l’attrice –. Ero poco più che adolescente, non avevo un vero e proprio desiderio di indossare la tonaca, ma... chi non ha attraversato nella vita una fase idealistica? Molti anni dopo sono andata anche in India, sono entrata in contatto con un guru, che mi trasmise un’energia speciale e allora, sì, ho vissuto un po’ di misticismo...».

Però, l’incontro e poi la lunga relazione con il pittore Renato Mambor la portò in un ambiente tutt’altro che mistico...

«Tutta un’altra storia, nel pieno dei turbolenti anni ’60. Renato era bellissimo e, prima di affermarsi come artista visivo della pop art, frequentava la mia stessa scuola di recitazione a Roma, me ne innamorai e mi cambiò la vita».

Le fece cambiare anche il cognome, da quello originale, Gargaloni, a Pitagora...

«Un consiglio prezioso il suo. Da ragazzina mi prendevano in giro i compagni, che mi avevano soprannominato Gargarozzo, ma non avevo mai pensato di cambiarlo. Renato fu categorico, mi disse: se vuoi fare l’attrice, non puoi continuare con questo nome ridicolo. Siccome non avevo seno, aggiunse: sei piatta, potresti cambiare in Paola Pitagorica».