Gli Stati Uniti sono un mercato chiave per il produttore di coltelli svizzeri Victorinox, quindi i dazi doganali rappresentano una sfida «enorme» per l’azienda, secondo il suo amministratore delegato, per il quale tuttavia delocalizzare la produzione non è un’opzione. L’azienda con sede a Ibach, sta attualmente lavorando con i suoi team negli Stati Uniti per trovare delle soluzioni, ma «delocalizzare la produzione all’estero, in particolare per i coltelli tascabili, non è un’opzione», poiché il marchio è essenzialmente «definito dalla sua origine svizzera», ha dichiarato l’amministratore delegato, Carl Elsener.

Dazi al 39%, «ma la situazione non è ancora critica»

Al momento la Svizzera sconta dazi punitivi del 39%, applicabili da giovedì scorso ai prodotti elvetici che entrano negli Stati Uniti. «A breve termine, la situazione non è ancora critica», secondo il capo di Victorinox, poiché le scorte negli Stati Uniti sono state aumentate prima della loro entrata in vigore. I costi aggiuntivi derivanti da questi dazi doganali rimangono quindi «gestibili per l’anno in corso». Grazie a queste scorte, il marchio svizzero potrà «deliberatamente» astenersi dall’aumentare i prezzi «fino alla fine dell’anno», precisa.