Sotto bandiere rosse e un busto dorato del leader rivoluzionario Ho Chi Minh nella scuola centrale del partito di Hanoi, il leader del Partito Comunista To Lam ha dichiarato l’arrivo di “una nuova era di sviluppo” alla fine dello scorso anno. Il discorso è stato più che simbolico: ha segnato l’avvio di quella che potrebbe essere la più ambiziosa riforma economica del Vietnam degli ultimi decenni. Un approfondimento dell’agenzia AP fa il punto sul paese.

La nuova “tigre asiatica”?

Il Vietnam punta a diventare ricco entro il 2045 e a diventare la prossima “tigre asiatica”, un termine usato per descrivere la precedente ascesa di paesi come la Corea del Sud e Taiwan. La sfida che lo attende è, però, ardua: conciliare la crescita con le riforme attese, l’invecchiamento della popolazione, i rischi climatici e le istituzioni scricchiolanti. A ciò si aggiunge la pressione del presidente Donald Trump sul surplus commerciale del Vietnam con gli Stati Uniti, riflesso della sua sorprendente traiettoria economica.

Nel 1990, il vietnamita medio poteva permettersi circa 1.200 dollari all’anno in beni e servizi, al netto dei prezzi locali. Oggi, questa cifra è aumentata di oltre 13 volte, arrivando a 16.385 dollari.