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Ultimo aggiornamento: 13:58

Il governo italiano, da sempre, è schierato pancia a terra con “l’unica democrazia del Medio Oriente”, che poi sarebbe l’Israele del governo Netanyahu. Niente di meno! Il 16 giugno 2003 (secondo governo Berlusconi, ça va sans dire), l’Italia ha sottoscritto a Parigi con Israele un “memorandum d’intesa in materia di cooperazione nel settore militare e della difesa – A.C. 5592”, rinnovato nel maggio 2005 (Legge n. 17/maggio 2005), dal III governo Berlusconi, con il supporto degli ex fascisti di Fini.

Per onorare la tradizione guerrafondaia della fiamma ardente della Destra italo-meloniana, Giorgia l’americana ha pensato bene d’inviare soprattutto armamenti micidiali impiegati per massacrare i Palestinesi, sia a Gaza che in Cisgiordania.

Non sono parole buttate lì, nella mischia del tipo ’ndo cojo cojo, ma dati precisi e certificati: nel 2024 l’Italia ha esportato in Israele armi per un valore di € 5,2 milioni (Coeweb, Sistema di Statistiche Istat per il commercio estero). Parti delle armi italiane, destinate alla distruzione di chi le avrà in casa, sono smembrate ed esportate in Israele. La provenienza è Viterbo, Lecco è la prima provincia per consegne e Parma l’epicentro del commercio. In altre parole si costruiscono “pezzi” di armi, poi un momento prima di usarle si assemblano e il gioco è fatto: nessuno uccide, ma tutti lanciano bombe.