Toyota è il costruttore maggiormente colpito dai dazi imposti da Donald Trump, tra i cui effetti c'è anche l'aumento dell'inflazione negli Stati Uniti. Il colosso giapponese, da anni il primo costruttore al mondo per numero di veicoli commercializzati, ha rivisto le proprie stime di crescita e stimato nell'equivalente di 8,2 miliardi di euro l'impatto dei balzelli voluti dall'amministrazione americana. L'anno fiscale nipponico comincia in aprile e l'appesantimento dei conti è legato anche alla diversa distribuzione delle esportazioni, ma come termine di paragone possono valere il confronto con Stellantis, che ha ipotizzato un aggravio dei costi per 1,5 miliardi nel corso del 2025. Il secondo gruppo al mondo, Volkswagen, ha contabilizzato un impatto pari a 1,3 miliardi nel primo semestre, ovvero poco più rispetto agli 1,25 miliardi calcolati sia BMW sia da Mercedes-Benz. Più di un osservatori ha anche avvertito che le ripercussioni effettive sono ancora difficili da ipotizzare. Già nel primo trimestre del nuovo esercizio, il risultato finanziario ti Toyota è sceso del 16% (18,7 miliardi di euro), come ha ufficializzato recentemente il Ceo Koji Sato, che assieme ai vertici ha rivisto l'impatto dei balzelli dopo la chiusura dell'intesa di luglio sulle percentuali delle nuove imposizioni.