Più forte delle avversità, più forte del ritardo dell’elicottero, più forte del dramma del naufragio. Si è conclusa con un fiocco rosa e una bimba di tre chili e mezzo l’odissea di una migrante, soccorsa prima dalla Sea Watch 5, prima del volo disperato verso Trapani. La donna incinta di diversi mesi era insieme ad altri 65 migranti a bordo di una delle imbarcazioni della Ong quando si sono rotte le acque. I medici della Ong tedesca hanno subito lanciato una richiesta di aiuto a Italia e Malta per un’evacuazione d’urgenza. Ore di attese, lunghissime, pericolose, poi la speranza: un elicottero da Lampedusa per l’evacuazione immediata della donna. ma erano passate quasi 7 ore. Il volo d’urgenza ha permesso alla donna di dare alla luce una bimba, figlia della voglia di vivere oltre ogni limite, ma i referenti della Ong hanno sottolineato il grande ritardo e il serio rischio della donna incinta e della bimba.

(reuters)

«Da ore – avevano denunciato i volontari di Sea Watch - i nostri medici di bordo stanno assistendo la donna che subito dopo essere stata soccorsa è entrata in travaglio. Tra loro c'è una ginecologa. Non è la prima volta che, dopo aver rischiato la vita in mare, la scarica di tensione provata da una donna incinta innesca il parto. In questo caso però la situazione si è complicata e c'era necessità di un cesareo d'urgenza da eseguirsi in ospedale. Come al solito - prosegue la Ong - Italia e Malta si sono rimbalzate le responsabilità, cercando di far intervenire la Tunisia. Anzi alle nostre sollecitazioni Roma ha risposto minacciando sanzioni. La vita del bambino e della sua mamma erano in serio pericolo e servono soccorsi immediati. Solo alle sette di sera è finalmente arrivato un elicottero da Lampedusa. Sia la madre che il bambino sono in pericolo imminente a causa di una rara complicanza che può verificarsi durante il parto. Senza un intervento chirurgico urgente e un'assistenza medica in un ospedale specializzato, il bambino non ancora nato soffocherà e morirà. Qualsiasi ritardo nel trattamento aumenta esponenzialmente questo rischio e mette in pericolo anche la vita della madre».