Chiuso il cerchio sui 600 milioni di euro spostati dal Pnrr all’Ecobonus, ora serve accelerare sul fronte della rete di ricarica italia per non accumulare ritardi. La decisione del ministero dell’Ambiente è stata quella di deviare verso il sostegno alla domanda di mobilità elettrica, una parte dei fondi non assegnati all’installazione di sistemi di ricarica. Ma il rischio a questo punto è di rallentare il processo di infrastrutturazione. Rispetto ad un parco auto full electric ancora molto limitato - il 5% delle immatricolazione, un terzo rispetto alla media europea - l’Italia ha sulla carta un punto di ricarica ad accesso pubblico ogni cinque modelli di auto elettriche circolanti. Ma se l’obiettivo è sostenere la crescita del market share delle bev - oggi in forte ritardo rispetto alla media europea e ai livelli raggiunti dai principali mercati europei - allora serve implementare ulteriormente l’infrastruttura di ricarica, condizione necessaria per la diffusione dei modelli elettrificati sul mercato.
Le difficoltà registrate nella fase delle gare per assegnare le risorse Pnrr, tra bandi andati deserti e tempi lunghi per assegnare i fondi, dimostrano che la strada è ancora in salita. Il meccanismo delle risorse “a tempo” ha funzionato poco. «Il ministero - mette in evidenza Francesco naso, segretario di Motus E, associazione a sostegno della mobilità elettrica - ha garantito una pianificazione con risorse dedicate, in futuro, senza dunque le tempistiche difficili da rispettare del Pnrr, per completare la copertura nelle aree attualmente poco coperte». È quello che operatori e produttori di sistemi di ricarica chiedono da tempo e rappresenta un cambio di approccio, necessario per introdurre un sistema efficace di sostegno agli investimenti nel settore.













