Un surplus (pesante) in busta paga per chi decide di restare a lavoro. Da settembre entra in campo il “bonus Giorgetti”, il premio esentasse con accredito sullo stipendio per tutti coloro che, seppur in età da pensione, decidono di non mollare la propria occupazione. La novità non è da poco. Infatti questa nuova versione dell’incentivo è completamente ripulita dal peso del Fisco. Un elemento che rende più appetibile il bonus rispetto alla versione precedente del 2024 che invece era assoggettato all’Irpef, l’imposta sui redditi.
E la platea dei potenziali beneficiari è abbastanza vasta. Stiamo parlando di almeno 7.000 lavoratori per l’anno in corso. I requisiti per poter incassare il tesoretto sono semplici: è necessario avere le carte in regola per la pensione anticipata flessibile che prevede un’uscita a 62 anni d’età e 41 di contributi. Ma il “bonus Giorgetti” può essere erogato anche a chi ha tutti i requisiti per la pensione ordinaria, ovvero 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini. In tutti questi casi è possibile presentare la domanda all’Inps. La misura voluta dal titolare del dicastero dell’Economia di fatto rispolvera quella varata nel 2004 dall’allora ministro del Lavoro, Roberto Maroni. Accettando di restare a lavoro, il pensionato “mancato” potrà avere direttamente sullo stipendio i contributi previdenziali che vengono versati dal lavoratore. Questo però non accresce il montante contributivo per la pensione di domani ma il meccanismo si basa su un principio molto basilare: più soldi nell’immediato e qualcosina in meno domani.







