MURMANSK - Vestito di nero, camicia scura senza cravatta, il presidente Putin è sceso svelto dalla scaletta dell'aereo presidenziale, il "Rossja", atterrato ieri pomeriggio all'aeroporto militare di Severomorsk dove si trova la base della Flotta del Nord. Lo si è visto stringere la mano e scambiare poche parole di condoglianze con due alti ufficiali della Marina, con il vicepresidente Klebanov, con il governatore della regione di Murmansk. Poi Putin si è recato subito a incontrare i congiunti delle vittime del "Kursk" senza che l' occhio di nessuna telecamera lo seguisse.
Così non si sa come l' abbiano accolto: certo con lacrime e pianti, ma forse anche con grida di rabbia e con imprecazioni perché nessuno vuole rassegnarsi, tutti sono testardamente convinti che qualcosa si sarebbe potuto fare se le operazioni di soccorso avessero avuto inizio prima, se non si fossero dette tante inutili bugie. Sono padri, madri e mogli che l' altro ieri hanno ascoltato con costernazione l'accusa dell'ammiraglio Popov che, commosso, ha dichiarato che vivrà per poter "guardare negli occhi l'uomo che ha organizzato questa tragedia". Parole al vento, dichiarazione irresponsabile? Non si direbbe, ogni frase dell'alto ufficiale sembrava essere stata attentamente soppesata. E allora, cosa ha voluto dire? Contro quale misterioso personaggio ha voluto indirizzare i sospetti e l' ira di un popolo intero che a sopportare non ce la fa più?






