I partiti sono contrari alle liste dei presidenti (candidati o ex). Perché? E' molto semplice. La spiegazione è politica. Perché quelle liste portano via voti che altrimenti andrebbero ai simboli tradizionali. La figura di chi è (o è stato) a capo della Regione è trainante. Basti guardare cosa successe nel 2020 in Veneto. Per Luca Zaia, eletto con un dato complessivo impressionante (76,8%), fu un trionfo, anche o soprattutto per il successo della sua lista, su cui confluì il 44,6% dei voti. La Lega si dovette «accontentare» del 17% (era abituata al 30 e passa), Fratelli d'Italia del 9,55%.
Zaia, De Luca, Giani: perché la lista del presidente (anche ex) non piace ai partiti
La lista che porta il nome del governatore, pur se uscente, drena i consensi che andrebbero ai partiti. E consente più margini di manovra











