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A cinque giorni dal vertice Trump-Putin in Alaska, Mosca propone tregua in cambio di Donbass e Crimea. Kiev rifiuta cessioni, UE chiede negoziati con l’Ucraina. Washington punta a compromesso rapido

A cinque giorni dall’atteso vertice in Alaska tra Vladimir Putin e Donald Trump, la diplomazia internazionale è in piena fibrillazione. Sullo sfondo resta il conflitto in Ucraina, con un processo di pace ancora fragile e un mosaico di interessi divergenti. Le indiscrezioni filtrate da Washington, Bruxelles e Mosca delineano un quadro complesso, in cui la definizione dei confini, le garanzie di sicurezza e la tempistica del cessate il fuoco si intrecciano con calcoli geopolitici e obiettivi interni.

Le intenzioni del Cremlino emergono da una nebbia di ambiguità e fonti riservate. Secondo il Wall Street Journal, durante un incontro con l’inviato statunitense Steve Witkoff, Putin avrebbe proposto un cessate-il-fuoco in cambio del pieno controllo russo sulle intere regioni di Donetsk e Lugansk, ovvero il cuore del Donbass. Parallelamente, Bloomberg riferisce richieste ancor più estese: Mosca vorrebbe che Kiev rinunci non solo al Donbass, ma anche alla Crimea, formalizzando così le annessioni passate, in cambio di una tregua e del “congelamento” di parti del fronte meridionale. Inoltre, poche ore fa, era stato il quotidiano tedesco Bild a rivelare che, durante il colloquio del 6 agosto con il leader del Cremlino, l’inviato speciale statunitense avrebbe interpretato erroneamente una richiesta russa di “ritiro pacifico” delle forze ucraine da Kherson e Zaporizhzhia, scambiandola per un’offerta di Mosca a ritirare le proprie truppe da quelle stesse regioni.