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Da riformatore filo-occidentale a regista politico della guerra, ha gestito la propaganda filo-Mosca e i referendum nelle regioni occupate
Un tempo considerato un riformatore vicino all’Occidente, Sergej Kiriyenko si è progressivamente trasformato – secondo un’inchiesta del New York Times – nel tecnocrate che traduce in azione la visione di Vladimir Putin. Figura centrale nella macchina del potere del Cremlino, Kiriyenko ha consolidato l’autorità del presidente russo soprattutto dopo l’inizio dell’invasione dell’Ucraina.
Nonostante il titolo formale di primo vicecapo di gabinetto, negli ultimi tre anni ha orchestrato ogni aspetto politico del conflitto: dalla repressione del dissenso interno al rafforzamento del controllo statale su internet, dall’introduzione della narrativa putiniana nei programmi scolastici alla gestione della propaganda nei territori ucraini occupati. In questo contesto, Kiriyenko è diventato l’uomo di riferimento di Mosca nelle aree sotto occupazione, coordinando le consultazioni – ritenute illegittime da Kiev e dall’Occidente – con cui il Cremlino ha dichiarato che la popolazione locale avrebbe scelto di entrare a far parte della Federazione Russa.






