A poche ore dal deposito delle azioni in vista dell’assemblea chiamata per il 21 agosto da Mediobanca per mettere ai voti l’Ops su Banca Generali, vale la pena provare a mettere alcuni punti fermi e ragionare su quello che sta accadendo.

Il sei agosto scorso, il consiglio delle Generali si è riunito per discutere sulla proposta di Mediobanca. Sul fronte della convenienza o meno dell’operazione non è emerso nulla di nuovo. Quello che invece è emerso è che un consigliere del Leone, Lorenzo Pellicioli, ha ammesso di aver parlato con Alberto Nagel, ceo di Mediobanca, prima della sua nomina nel consiglio delle Generali, dell’Ops su Banca Generali che lo stesso Nagel si accingeva a fare.

Sulla vicenda Mediobanca-Banca Generali anche la Consob, interpellata dall’Ansa, ha fatto sapere che «ha in corso la normale attività di vigilanza che viene fatta nel 100% dei casi, ogni qualvolta ci sia sul mercato un’opa o un’ops». In effetti l’Autorità di Borsa si trova di fronte a una situazione particolare.

Secondo quanto ricostruito con diverse fonti, sarebbero in realtà quattro su 10 i consiglieri di Generali, nominati nella lista di Mediobanca (o forse si potrebbe dire dallo stesso Nagel, perché non sarebbe passata in cda), che per iscritto avrebbero confermato di essere stati informati prima della loro nomina del lancio dell’Ops. Insomma, quasi la metà dei consiglieri voluti da Nagel per il board di Generali, sarebbe stata informata della volontà di lanciare l’Ops su Banca Generali.